Per qualche momento qualche parte di me ha sorriso ascoltando le parole di Celentano: niente di diverso dai soliti attacchi alle curie, nulla di originale, nulla di particolarmente intellettuale, nulla di particolarmente razionale, profondo; nulla che avesse alcun effetto sulla mia vita di fede o sul mio rapporto con la Chiesa e con la chiesa, con le chiese.
Ho sorriso con quell'atteggiamento che generalmente mi infastidisce: io alle mie certezze sono legate da libere e quotidiane scelte, da un cammino che con le polemiche non ha nulla a che fare e che non è fatta di principi buoni per riempirsi la bocca (e qualche volta le tasche) e per risparmiarsi la fatica di guardarsi allo specchio per sentirsi bene, perché l'approvazione degli altri è lo specchio che più ci gratifica. Sono legata al mio percorso dalla consapevolezza che è un passo che non facciamo compiendo noi il primo passo. Si tratta di un abbraccio d'amore aperto a tutti, di un ristoro accogliente che ognuno sceglie di accogliere, senza che altri gli dicano quando, come e perché. Significa innamorarsi.
"Non è innamorato", mi sono detta, insomma. Con lo stesso atteggiamento con cui un innamorato può guardare chi cinicamente disprezza l'amore, finché non lo sperimenta (per la prima volta o nuovamente).
Ma poi ho continuato ad ascoltare quanto ha detto e mi sono sentita offesa. So bene che - come dire? - Celentano non ha molto da farsene del mio sentimento, ma ho trovato le sue osservazioni banali e superficiali, "ad effetto", ma senza alcun effetto.
Vivo la mia vita da cattolica a fianco a fianco con sacerdoti che mi parlano di Dio, del Paradiso, dell'inferno, della terra e della vita. Trovo offensivo pensare di rivolgersi alla Chiesa, per quante contraddizioni possano annidarsi nell'istituzione o nelle persone che la rappresentano, come se la Chiesa non fosse una Comunità. La Chiesa non è un palazzo o quattro persone che impongono chissà quali ideologie. Ma vivo la mia vita da cattolica consapevole del fatto che la Chiesa è costituita dalla Comunità dei battezzati, da coloro i quali dicono il loro sì lottando quotidianamente con le proprie contraddizioni e cercando di farlo anche con quelle del mondo, con questa "C***o di vita", che non appare meno difficile e meno triste, neppure a chi cerca di viverla ogni giorno nell'amore fraterno che Gesù ha insegnato.
I "preti" cui si riferiva il cantautore contemplavano i "porporati", probabilmente - i "vertici". Ma quando si rivolge ai "preti" e ai "frati" con problemi agli impianti di amplificazione, non sufficientemente attenti a chi popola le ultime file nelle chiese, utilizza appellativi che evidentemente non si rivolgono solo ai vertici, ma vogliono facilmente fare di tutta l'erba un fascio.
I preti non sono solo le curie che taluni possono avere ragione di attaccare (sebbene i confronti possono semplicemente essere cercati per via diretta con un dialogo ad armi pari - che non è possibile con i mezzi di comunicazione di massa), ma "i preti ed i frati" che non parlano abbastanza del Paradiso alle persone, al popolo dei fedeli, sono anche quelli che ogni giorno sono a contatto con la vita e con la Vita; sono quelli al fianco dei fedeli, sono quelli che con i fedeli cercano di vivere il messaggio evangelico dell'amore per il prossimo e per Dio.
Populista lo hanno definito con una parola che a me non veniva in mente alcune persone a me molto vicine.
Ipocrita, offensivo, banale, facile, gratuito. Senza motivazioni razionalmente fornite; facile colpire la massa con la subcultura dell'italiano medio.
Grazie, Celentano, per averci motivato a pensare con la nostra testa.
mercoledì 15 febbraio 2012
mercoledì 8 febbraio 2012
Un Paese con specchi e con allodole
Il bel Paese.
Il bel Paese del sole, del mare, dei poeti; crocevia di popoli e di culture; luogo di incontro e di amari scontri; il bel Paese diviso e il bel Paese riunito; il bel Paese dei dibattiti intellettuali; il bel Paese erede della cultura Mediterranea, il bel Paese culla della cultura del Mediterraneo; il bel Paese dei nobel per la medicina, per la letteratura ...
Il nostro Paese.
Il Paese con tanti specchi e con tante allodole.
Il Paese senza memoria. Il Paese che non ricorda la sua storia, che non sa distinguere tra l'autonomia e l'indifferenza, l'apatia.
To be continued, quando mi torna in mente il resto che avevo pensato.
Il bel Paese del sole, del mare, dei poeti; crocevia di popoli e di culture; luogo di incontro e di amari scontri; il bel Paese diviso e il bel Paese riunito; il bel Paese dei dibattiti intellettuali; il bel Paese erede della cultura Mediterranea, il bel Paese culla della cultura del Mediterraneo; il bel Paese dei nobel per la medicina, per la letteratura ...
Il nostro Paese.
Il Paese con tanti specchi e con tante allodole.
Il Paese senza memoria. Il Paese che non ricorda la sua storia, che non sa distinguere tra l'autonomia e l'indifferenza, l'apatia.
To be continued, quando mi torna in mente il resto che avevo pensato.
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