E dico questo senza nessun rimpianto, senza nessun malinconico sguardo.
Nel sognarci in ogni istante ad incrociare i nostri passi e a raccontarci ogni battito del nostro cuore, pensavamo che ciò che ci univa era la voglia di tuffarci nelle cose, senza lasciare che tutto passasse indifferente sulla nostra pelle, ma lasciando che ogni cosa lasciasse un segno.
Avevamo l'idea di raccogliere pensieri e racconti del nostro stare insieme in un libricino che doveva chiamarsi Sempre in quel posto e quel posto è il cuore. L'idea ispiratrice era stata una serie di discussioni con il resto della classe che a me aveva dato l'idea di avere il triste destino di finire poi dalla parte del torto, comunque andassero le cose. Vittimismo da quindicenne? Può darsi. Però insieme a questo senso di scatafascio totale c'era la consapevolezza di aver messo tutto l'impegno possibile perché il nostro punto di vista fosse chiaramente espresso e non malamente interpretato. Noi volevamo vivere la scuola a 360°. Per noi la scuola era luogo di incontro e banco di prova per il mondo di fuori, che prima o poi avremmo incontrato davvero o che già iniziavamo a conoscere perché le nostre storie ce lo avevano imposto.
Così ho iniziato a non buttare via ciò che scrivevo.
E ho ancora la cartella tra le mie cartelle con questo titolo: Sempre in quel posto.
Ho pensato di proporvi quelle pagine antiche, perché i pensieri dei sedici e dei diciassette anni avevano la forza di venire a galla anche nottetempo, perché in alcuni mi ci vedo ancora, perché il sentire di allora si è affinato e perché quello che sono è anche il frutto di ciò che ero.
A voi!
«Sempre in quel posto è uno stile di vita.
«Sempre in quel posto è uno stile di vita.
È una scelta importante, singola
e di gruppo.
Quel posto speciale riservato
alla gioia che poi muta improvvisamente, drasticamente in delusione, per poi,
lentamente, evolversi in un piacevole o malinconico ricordo.
Quel posto speciale è il cuore.
Quel posto è l’unisono di tanti
cuori. Di cuori che senza saperlo hanno scoperto un’unione senza altre
definizioni: l’amicizia. Le sensazioni, le emozioni di ogni singolo istante
trascorso insieme si esprimono da sé, non si raccontano. Le parole non
descrivono appieno quegli istanti di ilarità, di simpatia, di allegria, di
spensieratezza, o tutto il contrario, ma accomunati da una libertà di fondo.
Guardarsi negli occhi e capire.
La parte banale e la più
stupefacente della vita si sovrappongono incantevolmente e ti fanno venire
voglia di…[1]
La voglia di pensare è
automatica…Non è voglia. È il pensiero che si impadronisce di te e ti porta
dove non vorresti, dove proprio non ti aspetti, dove vai sempre, maledizione!
Ti trascina sempre in quel
posto…Alla faccia di chi dice che ragione e cuore sono due pianeti distanti
anni luce!
Avventure e disavventure che non
ti vogliono lasciare.
Gli istanti e le eternità che
vivi, che ti porti inevitabilmente dentro, il loro sapore amaro, le bollicine,
lo zucchero che ti rimane ovunque, o che con un cucchiaino rubi dalla
zuccheriera, mentre tutti gli altri sono distratti, non ti abbandonano mai, e
continuano a girare nel tuo sangue e nella tua mente. E speri di non lasciarle
andare mai, perché ti fanno pensare che questo è solo l’inizio di un viaggio
fantastico.
Dodici mani, sei cuori. Sei nomi,
mille soprannomi. Ventotto per sei denti (i denti del giudizio non li ha ancora
nessuna J).
Fondamentali, sicuramente, sei
voci che valgono per mille. Sono voci che hanno voglia di farsi sentire. Sei
voci che fanno risuonare i loro silenzi.
Sei piccoli cuori che battono
insieme, sperando di costruire un caldo luogo di ristoro per i pellegrini, gli
esploratori. Passate, lasciatevi andare, portateci con voi nei vostri mondi
incantati.
Salutiamoci.
Spudoratamente,
spregiudicatamente in quel posto.
E quel posto è il cuore.
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